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PNL: i 3 filtri della comunicazione



I 3 filtri della PNL


La Programmazione Neuro-Linguistica (PNL) è una disciplina che studia la connessione fra i processi neurologici (neuro), il linguaggio (linguistica) e i vari schemi di comportamento che si sono appresi nel tempo attraverso le proprie esperienze (programmazione).


La PNL l’obiettivo di amplificare i comportamenti facilitanti (cioè efficaci) e ridurre quelli limitanti (inefficaci) per la piena realizzazione del proprio potenziale umano e professionale.


Nata negli Stati Uniti nel corso degli anni settanta dal lavoro del matematico Richard Bandler e del linguista John Grinder, la PNL aveva come oggetto di studio gli straordinari risultati ottenuti da alcune grandi personalità in diversi ambiti, per individuare eventuali modelli o regole del loro agire e poterli poi replicare.

In pratica, cercava il segreto del loro successo per poterlo mettere alla portata di tutti.


La PNL ha individuato i “filtri” attraverso cui elaboriamo e comunichiamo le informazioni: sono delle “nuove” lingue che dobbiamo imparare a usare per migliorare l’efficacia della nostra comunicazione e raggiungere così i nostri obiettivi di business.


I tre principali "filtri" della PNL sono:

  • Visivo

  • Auditivo

  • Cinestesico


Sono le “lingue” con cui un individuo si esprime preferibilmente, ma è importante notare che la prevalenza di un sistema non esclude la presenza degli altri: ognuno di noi li mescola in percentuali diverse.


Se ti alleni a riconoscerli, osservando
il tuo interlocutore, capirai come meglio interagire con lui.



Iniziamo subito parlando del primo, poi gli altri due li vedremo nel prossimo articolo.


1. FILTRO VISIVO

Le persone che comunicano in modo prevalentemente visivo tendono ad avere una rappresentazione del mondo per immagini. Tendono quindi a parlare rapidamente, per poter stare al passo con le immagini che nascono continuamente nella loro mente.


Spesso hanno un tono di voce acuto, nasale o forzato. Quando pensano per immagini, il loro volto tende a perdere colore. Come posizione, preferiscono tenere la testa alta, con lo sguardo verso l’alto. Hanno movimenti rapidi e decisi. Camminano di buon passo, con la testa alta.

I respiri sono poco profondi, coinvolgendo la parte alta dei polmoni.

Quando si siedono, occupano solo una parte della seduta, preferibilmente quella più avanti.

Ricordano attraverso le immagini e sono meno ricettivi con i suoni e le parole, che non li distraggono dalle loro attività.


Nella comunicazione, amano usare le metafore visive e usano dei termini legati alla capacità di vedere: le cose “appaiono”, “vedono” gli elementi che si profilano, distinguono gli aspetti “chiari” e quelli “oscuri”.


Hanno difficoltà a capire le istruzioni verbali, preferendo sempre le immagini. Preferiscono vedere una cosa, invece di sentirla descritta.


Ad esempio, esprimono il proprio amore portando la propria compagna o compagno in ristoranti diversi ogni volta. Nel lavoro, hanno bisogno di vedere la lavagna a fogli mobili o una presentazione a diapositive per comprendere bene.


Se riconosci nel tuo interlocutore una comunicazione visiva prevalente, non cercare di convincerlo
 a parole.


Usa sempre esempi visivi e ogni volta che ti è possibile
fai schemi, grafici, diagrammi. Usa di preferenza foto o illustrazioni, che cattureranno 
immediatamente il
 suo interesse.


Ci sono tantissimi altri dettagli da non sottovalutare. Proprio per questo ti invito a leggere il libro che ho preparato per te, che parla proprio di COMUNICAZIONE e del grande potere che si ha nel saperla sfruttare al meglio.


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Riuscirai a convincere le persone che hai davanti scegliendo le parole giuste da usare a seconda del contesto in cui ti trovi.


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