PAROLE da MANEGGIARE con CURA

Aggiornato il: 26 apr 2019


Farsi capire significa anche saper utilizzare le parole giuste affinché l’altra persona abbia meno dubbi possibile su ciò che vogliamo comunicargli.

Ecco allora una lista delle parole che sono da maneggiare con cura, visto che spesso cambiano il significato di ciò che vogliamo in realtà dire.


  • “MA” E “PERÒ”

Se dico “con i clienti ci sai fare, ma dovresti sorridere di più” annullo tutto quello che ho detto prima del “ma”.

“Hai ragione, ma…” significa dire “Non hai ragione”.

Quando parli con qualcuno e utilizzi “ma” e “però”, ricorda quindi che annulli ciò che dici prima di quelle due parole.

Se invece hai l’intenzione di controbattere o negare in maniera consapevole, va bene.

Per fare un esempio, in una trattativa potresti dire all’altra persona “capisco il suo punto di vista e le sono vicino, però penso che si debba lavorare insieme per…”.

Sapendo cosa stai facendo, inserisci di proposito queste piccole manipolazioni, ma se non conosci l’importanza di tali parole, quando parli con un tuo Collaboratore, mettendo il “ma” senza accorgertene, l’altro uscirà dalla conversazione ben poco convinto, anzi magari sarà anche confuso.

Il mio consiglio è usare poco queste parole e soprattutto usarle con consapevolezza.


  • “NO, NON”

La nostra mente non elabora le negazioni, perché la negazione è un processo razionale.

Se ti dico “Non pensare a cosa sto per dirti!” qual è la prima cosa a cui pensi? “Cosa sta per dirmi?!” creando anche un po’ di ansia.

La nostra mente, per capire cosa stai chiedendo di negare, deve prima pensarla e poi razionalmente escluderla. Se dici a un bimbo di non rovesciare l’acqua, ecco che lui lo farà.

Quando vuoi che qualcuno faccia qualcosa per te, digli cosa vuoi che faccia, non cosa vuoi che non faccia!

Inoltre, il no al Cliente è davvero avversativo!

Parliamo tanto di crisi, ma quando c’è da rifilare una serie di no al Cliente, siamo i campioni mondiali.

Il no rompe le scatole. Mettitelo in testa, impara a evitarlo!


  • “PROVARE”

Il verbo “provare” è davvero subdolo, perché spesso nasconde un meccanismo pericoloso: la procrastinazione, cioè rimandare l’azione. “Provi a fare questa cosa per me?” è una domanda che ha già in sé il germe del fallimento, perché contiene già una scusa: “Ci ho provato, ma non ci sono riuscito”.

Un po’ come “proverò a smettere di fumare”.

Le cose o le fai o non le fai.

Se qualcuno ti dice “Dai, ci proverò”, chiedigli: “Quindi? Lo farai o no?” e fatti dire sì o no.

Vedrai che sarà molto più probabile che lo faccia per davvero.


  • “SPERARE”

Ecco un’altra parola che crea un’attesa.

Predispone quindi, come la parola “provare”, al non agire: “Spero di farcela” equivale ad avere già la scusa in tasca per non avercela fatta!

Elimina questa parola dal tuo vocabolario.

Fare o non fare,il resto sono solo scuse.

C’è anche un’altra accezione del termine “sperare” che va tenuta in considerazione: la parola speranza ha una base logica che ci proietta nel domani!

Il termine Speranza dal latino spes, deriva dalla parola greca elpìs, dal significato originario desiderio.

Ora, poiché nessuno desidera il male di sé, la speranza fin dai tempi antichi significa “Proiettarsi Verso il Bene”.

Quindi, in questa seconda accezione, potremmo dire che sperare è quasi una necessità biologica per l’individuo, derivante dall’imperativo della sopravvivenza.

Chiaramente, era importante, per noi e per il business, distinguere la prima delle due accezioni per non cadere nella trappola dell’attesa a fondo perduto!


  • “NON POSSO”

Quando dici “non posso” o “non riesco”, fai un’affermazione che non dà spazio a repliche.

Per esempio: non riesco a parlare in pubblico serenamente, non posso cambiare, non posso dimagrire, non riesco a fare sport, non posso far aumentare i guadagni del mio ristorante.

Quale immagine appare nella tua mente, quando dici “non posso fare” quella cosa?

Nota se è a colori o in bianco nero, nota se è in movimento o ferma, nota se è un’immagine fredda o calda, nota cosa accade. Fermati 10 secondi e osserva.

L’hai presente? Ora nota cosa accade se aggiungi la parola “ancora”.


  • “ANCORA”

“Non riesco a fare 200 coperti al giorno, ancora”.

Hai notato cosa cambia rispetto all’immagine di prima? È come se tu definissi un tempo! Migliora, vero?

Adesso aggiungi: cosa accadrebbe se riuscissi a fare quella cosa? Osserva l’immagine che si forma nella tua mente e nota quanto migliora ancora. Adesso aggiungi: cosa accadrà quando lo avrò fatto? Nota l’immagine e migliorerà nettamente.

La parola “ancora” è davvero possibilista.

Impara a inserirla nel tuo linguaggio! Impara anche a far sì che i tuoi dipendenti e collaboratori la utilizzino per riempirsi di “possibilità che le cose avvengano”.


UN USO CONSAPEVOLE DEL LINGUAGGIO CI AIUTA A RENDERE LA NOSTRA COMUNICAZIONE PIÙ EFFICACE, MENTRE UN USO NON CONSAPEVOLE CI COMPLICA LA VITA NEL NOSTRO RAPPORTO CON GLI ALTRI, NELLA VITA E NEGLI AFFARI.

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